lunedì 11 marzo 2013

Carta di Milano per il rispetto dei bambini e delle bambine nella comunicazione

Il sito con il modulo per firmare la Carta di Milano si trova QUI, insieme al preambolo e all'introduzione. Se comprendi l'importanza di questa iniziativa, promossa da Terre des Hommes.. firma e fai firmare. Di seguito i 10 punti della Carta:
1. Le bambine e i bambini non sono oggetti bensì soggetti attivi, con la loro dignità, i loro gusti, speranze, sensibilità, idee e valori di cui si arricchiscono e che con loro si rafforzano. Hanno diritti inalienabili e doveri. La rappresentazione delle bambine e dei bambini dovrebbe sempre tenere conto di questa grande ricchezza coinvolgendoli in modo attivo e coerente con gli obiettivi di comunicazione ed evitando l’uso meramente ostensivo, sensazionalistico e artificioso della loro immagine.

2. I bambini e le bambine sono tali indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla provenienza etnica, dalla loro fede religiosa e dalla loro condizione sociale. La comunicazione deve saper raccontare tutte le diversità etniche, religiose, sociali e geografiche evitando stereotipi e messaggi discriminatori.

3. La comunicazione deve tenere conto delle differenti età dei bambini e delle bambine coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e pose inadeguati alla loro età e comunque non corrispondenti al loro sviluppo psichico, fisico ed emotivo. Ogni precoce erotizzazione dei bambini e delle bambine va bandita dalla comunicazione.

4. La comunicazione dovrebbe rappresentare le bambine e i bambini in maniera veritiera, rifuggendo da ogni idealizzazione, buonismo o pietismo e bandendo, nel contempo, ogni promozione o incitamento di comportamenti devianti o violenti. La comunicazione dovrebbe rispettare la fantasia, la creatività e la curiosità dei bambini e delle bambine, così come quel delicato mondo di relazioni e interazioni in cui vivono ogni giorno.

5. I bambini e le bambine non devono essere rappresentati attraverso la raffigurazione adultizzata di stati d’animo negativi quali noia, depressione, rabbia, paura, o insoddisfazione che mirano solo a una loro strumentalizzazione a fini commerciali. Quando questi sentimenti negativi vengono rappresentati, lo devono essere secondo una modalità coerente, autenticamente corrispondente al significato che essi hanno per i bambini.

6. I bambini sono bambini. Sono femmine e sono maschi, con lo stesso diritto a essere rispettati come persone a tutto tondo. La comunicazione non deve rappresentare il genere in categorie fisse, esaltando attributi di virilità e forza, da un lato, di dolcezza e remissività dall’altro. La comunicazione non deve presentare continuamente i bambini e le bambine in attività convenzionalmente destinate a uomini o a donne, rafforzando le discriminazioni di genere.

7. Le bambine e i bambini hanno bisogno di punti di riferimento forti che trovano soprattutto nei loro familiari e nelle figure affettive a loro più vicine ovvero in chiunque si prenda cura del loro benessere psico-fisico. La comunicazione non dovrebbe sminuire nessuna di queste figure, togliendo ai bambini, specie i più piccoli, la fiducia nelle persone che sono fondamentali per il loro sviluppo psicologico, fisico e per la loro educazione.

8. La fragilità dei bambini e delle bambine e il loro bisogno di protezione non devono essere strumentalizzati per indurre negli adulti senso di colpa, inadeguatezza o allarmismo.

9. La rappresentazione di bambini e bambine affetti da patologie non deve ricorrere a immagini, descrizioni o discorsi che possano ledere la loro dignità.

10. Il benessere delle bambine e dei bambini è prezioso e la loro alimentazione è fondamentale perché possano crescere in modo sano ed equilibrato. La comunicazione dovrebbe promuovere un corretto stile di vita fisico e alimentare, cercando di rafforzare comportamenti che salvaguardino il benessere presente e futuro dei bambini.

domenica 10 marzo 2013

Legge 194: cosa vogliono le donne. Il Manifesto

Al convegno sulla legge 194 tenutosi oggi a Milano è stato presentato questo manifesto che sottoponiamo a tutt*, con preghiera di diffondere per la raccolta di adesioni.
PREAMBOLO
La legge 194/1978 che disciplina in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) compirà 35 anni il prossimo 22 maggio. Quasi 4 decenni dopo quel passaggio storico per il nostro Paese, vediamo tradito il suo senso, snaturata la sua applicazione e temiamo per il suo futuro.
Partendo dal punto di vista delle donne e utilizzando le diverse competenze di cui siamo portatrici, abbiamo scritto questo Manifesto rivolto agli attori politici e sociali, al movimento delle donne di cui siamo partecipi e alla società tutta. Questo manifesto contiene alcune proposte concrete per assicurare alla legge 194/78  un futuro migliore di questo problematico presente.

L'APPELLO
Ci siamo chieste che cosa vogliono le donne che scelgono di interrompere una gravidanza e lo abbiamo sintetizzato in alcune parole chiave: il rispetto della propria scelta, una corretta accoglienza e la sicurezza per la propria salute. Queste parole possono non restare tali, a patto che l’obiezione di coscienza, seppur tutelata, non gravi sull’esperienza concreta di chi sceglie di interrompere una gravidanza.
Nessun ospedale pubblico o privato accreditato può sottrarsi alla applicazione della legge e tutti devono garantirla con proprio personale non obiettore.
La qualità del servizio significa: semplicità di accesso, accuratezza dell’atto medico e adeguatezza della relazione medico-paziente. Tutto ciò non si dà se l’interruzione di gravidanza (chirurgica e farmacologica) continua ad essere vissuta come la “Cenerentola” degli atti medici, un fastidioso problema per le organizzazioni sanitarie e la grande assente nel percorso formativo di medici e personale sanitario.
Occorre insomma restituirle dignità etica e scientifica.
Ed occorre, insieme, ridare ai consultori la centralità che hanno avuto in passato nel percorso di interruzione della gravidanza: accogliere la
donna, accompagnarla nella sua scelta, instaurare con lei una relazione sui temi della contraccezione.
Altri paesi europei e, in Italia, alcune regioni virtuose lo fanno già.
Non ci sono alibi, se non la mancanza di volontà politica e il deficit di laicità, perché tutto ciò che proponiamo nel nostro Manifesto non venga garantito ad ogni donna, ovunque viva nel nostro paese.
Per questo chiediamo agli attori politici, a ciascuno di loro secondo le proprie competenze, atti concreti.

LE PROPOSTE
1. Sull'obiezione di coscienza
La legge sancisce i confini del diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario. Confini che, nel tempo, sono stati travolti (per motivi di coscienza, ma anche di opportunità e di carriera) disattendendo i principi su cui si era fondata la loro formulazione. Essi vanno ristabiliti.

L’applicazione della legge
a) La legge non prevede un’obiezione di coscienza “di struttura”. Ogni struttura pubblica o del privato accreditato (sia essa un ospedale o un consultorio) dev’essere dunque obbligata ad applicare la legge. Solo a fronte di questo impegno può essere concesso l’accreditamento.
b) Le strutture pubbliche o del privato accreditato con servizi di Diagnosi prenatale devono provvedere, in caso di richiesta della donna, all’interruzione di gravidanza oltre i 90 giorni di gestazione a seguito di una diagnosi di anomalia fetale (aborto terapeutico), assicurando in tal modo la continuità assistenziale raccomandata in tutte le linee guida nazionali (Ministero della salute) e internazionali (OMS).
c) Non è previsto l’esercizio dell’obiezione di coscienza per la prescrizione e la vendita di dispositivi per la contraccezione, compresa la cosiddetta pillola del giorno dopo (che non è un farmaco abortivo).
d) Il medico ha il dovere di informare la paziente della propria scelta di obiezione e deve metterla al corrente dei suoi diritti in base alla legge vigente dandole tutte le informazioni utili (tipologia di intervento, tempi, luoghi, modalità) per accedere ai servizi che garantiscono l’applicazione della legge.
e) Il personale obiettore non è esentato dal prestare assistenza alla paziente prima e dopo l’intervento chirurgico e durante il trattamento farmacologico per l’IVG e per l’aborto terapeutico. In caso questo avvenga, il trasgressore dev’essere deferito al Consiglio di disciplina.

L’organizzazione del servizio
a) All’interno delle divisioni di Ginecologia ed Ostetricia si devono istituire Strutture Semplici dedicate all’IVG. Il personale medico necessario al funzionamento di queste strutture dev’essere assunto con concorsi o procedure appositi.
b) La mobilità del personale non obiettore tra Enti o l’utilizzo di liberi professionisti esterni per garantire la continuità di servizio deve avere carattere transitorio.
c) La contrattazione sindacale aziendale deve ottenere una modalità di organizzazione del lavoro che non penalizzi il personale dedicato al servizio di IVG (ripartizione equa dei carichi di lavoro, salvaguardia dei riposi e delle ferie) e che si avvalga del personale obiettore per quanto riguarda l’assistenza necessaria nella fase precedente e successiva all’intervento.

2. Il ruolo dei consultori e la contraccezione
a)  Si richiede alla Regione Lombardia la modifica della Deliberazione n. 2594 dell’11-12-2000 nella parte che consente ai consultori privati accreditati di non dare consulenza sull’interruzione di gravidanza.
b) I consultori (pubblici, privati accreditati e privati laici) devono assumere un ruolo centrale nel percorso dell’interruzione di gravidanza. Tocca a loro costituire una via preferenziale per predisporre l’accesso all’ospedale di riferimento della donna e garantire un incontro dopo l’intervento per una consulenza sulla contraccezione.
c) Il consultorio deve distribuire materiale informativo tradotto in varie lingue su contraccezione, prevenzione e servizi sociosanitari territoriali, e deve poter contare sulla collaborazione di mediatrici linguistico-culturali.

3. La formazione e l'accoglienza
a) L’interruzione di gravidanza viene oggi gestita come un “problema” che le strutture sanitarie affrontano affidandosi talvolta a consulenti esterni e gettonisti. Va restituita dignità scientifica ed etica all’atto medico dell’IVG, come questione che attiene alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Occorre quindi un intervento formativo, oggi carente o assente, rivolto a futuri medici (facoltà universitarie e scuole di specializzazione) e ad altri professionisti sanitari, che preveda anche un aggiornamento sulle tecniche (incluso l’aborto farmacologico) e sulla sicurezza dell’intervento.
b) Occorre disporre negli ospedali di spazi separati per l’accoglienza e la degenza delle donne che effettuano le interruzioni di gravidanza.

4. L'I.V.G. farmacologica
La letteratura scientifica conferma che l’aborto farmacologico non richiede il ricovero ospedaliero di tre giorni. Si chiede dunque che possa essere praticato anche in regime di day hospital, come avviene in altri paesi europei e nella Regione Emilia Romagna.

5. La commissione di inchiesta sull'applicazione della legge
Da indagini informali risulta che i dati ufficiali forniti dalla relazione annuale del Ministero della Salute sulla legge 194 non riescono a fotografare lo stato reale della sua applicazione sul territorio. Chiediamo che venga costituita una commissione di inchiesta che verifichi i dati ufficiali sulle percentuali di obiezione (molti sanitari che non hanno ufficializzato l’obiezione non sono di fatto disponibili a fare IVG) e ne rilevi altri di grande interesse anche per valutazioni sul futuro della legge sul medio e lungo periodo (l'età dei non obiettori, la diffusione e le modalità  dell'aborto farmacologico).

6. La via giuridica nazionale e sovranazionale alla garanzia di servizio
a) Promozione di giudizi incentrati sulla violazione del diritto alla vita e alla salute della donna laddove l’esercizio dell’obiezione di coscienza non è bilanciato da atti che garantiscano il servizio di interruzione di gravidanza come previsto dalla legge 194.
b) Promozione di giudizi relativi al carico di lavoro che ricade sul personale sanitario non obiettore quando esso compromette l’esercizio degli altri diritti di cui il personale è titolare in forza del rapporto e/o degli incarichi di lavoro.
c) Proposizione di reclami collettivi al Comitato Europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, che riguardino i profili di contrasto rispetto alla Carta Sociale Europea in relazione alla tutela del diritto alla vita, alla salute e alla autodeterminazione della donna, nonché alla tutela dei diritti lavorativi del personale sanitario e medico non obiettore di coscienza.

Milano, 9 marzo 2013

Questo vogliono le donne; questo chiediamo di sottoscrivere e sostenere

domenica 24 febbraio 2013

One Billion Rising: ratificare subito la Convenzione di Istanbul!

Le donne che in Italia si sono coordinate per organizzare l'evento di One Billion Rising scrivono ai rappresentanti delle forze che si presentano alle elezioni:
Egregi Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi, Silvia Enrico, Beppe Grillo, Antonio Ingroia, Mario Monti:

il 27 settembre 2012 l'Italia ha aderito (e solo come 23° Paese!), alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, messa a punto a Istanbul l’11.05.2011 e ad oggi firmata da 24 Paesi.

La Convenzione, che ha come principali obiettivi la prevenzione e la repressione della violenza contro le donne, mira “a promuovere l'eliminazione delle discriminazioni per raggiungere una maggiore uguaglianza tra donne e uomini", introducendo l'aspetto innovativo di riconoscere la violenza sulle donne come una "violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione”.
Ma perché entri in vigore, è necessario che venga ratificata da almeno 10 Stati (di cui almeno 8 membri del Consiglio d'Europa), che avranno espresso il loro consenso a essere vincolati dalla Convenzione medesima. E fino ad oggi l'hanno ratificata solo Turchia, Albania e Portogallo.

Il 25 novembre 2012 la Convenzione antiviolenza NO MORE (promossa in Italia da numerose realtà impegnate da anni su questo tema), ha chiesto al Governo in carica l’immediata ratifica della Convenzione di Istanbul, ottenendo un primo via libera da parte del Consiglio dei Ministri, che però NON ha avuto alcun seguito.

Oggi, in occasione delle elezioni del 24 e 25 febbraio, il One Billion Rising Italia, anche a nome di tutte le donne e le associazioni che hanno aderito e partecipato, si unisce a NO MORE nel chiedere con forza che la Convenzione di Istanbul venga subito ratificata dall'Italia.

Il 14 febbraio 2013, la campagna One Billion Rising lanciata da Eve Ensler ha raccolto innumerevoli adesioni, non solo da parte di singoli cittadini, ma di numerosi enti e associazioni in 202 paesi. In Italia più di 200 città hanno partecipato attivamente alla campagna scendendo nelle loro piazze a testimoniare che la violenza sulle donne è un problema di tutti, che dovrebbe essere fra le priorità dell'agenda internazionale. Del resto, sappiamo che nel 2012 solo in Italia ben 127 donne sono state uccise dai loro stessi uomini, e nel resto del mondo la situazione è altrettanto drammatica.

Tutto ciò premesso e considerato, chiediamo il formale impegno di tutti i Capicoalizione e di tutte le forze politiche perché si acceleri il processo di entrata in vigore della Convenzione di Istambul:
• ove nella maggioranza eletta: garantendo la sua ratifica, entro i primi 100 giorni di Governo;
• ove nelle file dell'opposizione: impegnandosi e facendo pressioni per l’immediata ratifica da parte del Governo;
• esercitando pressione sugli altri Paesi firmatari affinché facciano altrettanto.

Firmato: tutte noi! e tutti noi... le donne, e gli uomini, che hanno danzato con One Billion Rising

mercoledì 13 febbraio 2013

La Politica Femminile: uno, dieci.. 20 blog! tanti quante le regioni italiane

Le più attente (e i più attenti) si saranno accort* della recentissima nascita di nuove voci, in rete, che parlano di politica: ma al femminile, e in questo termine sono incluse varie e diverse accezioni. Si tratta di una vera e propria rete-blog, nata in questi giorni, in vista delle prossime elezioni, sul tema "Politica femminile". Una rete-blog che si propone come nuovo strumento per offrire opportunità di comunicazione per le candidate e le politiche donne (notoriamente le più penalizzate dall'informazione politica tradizionale). Ma non solo.
E come funziona? 
Premessa doverosa, è che "donna" non basta: ce lo siamo sempre dette. La rete blog stabilisce dunque come pre-condizione il riconoscersi nei temi più propri al movimento delle donne: rispetto della Costituzione, legalità, democrazia paritaria, diritti, contrasto alla violenza, cultura ed educazione, sviluppo sostenibile, visione economica non predatoria.

Premesso questo, tutte le candidate che lo desiderano (facendone richiesta alla mail indicata nelle istruzioni), riceveranno l'accesso al proprio blog regionale di riferimento come autrici, di modo di potervi collaborare autonomamente. 
L'intento immediato è dare agli elettori e alle elettrici l'opportunità di trovare le proposte delle candidate riunite in uno spazio di confronto trasversale, collettivo e trasparente.
Ma più in generale, il progetto si ripromette di far emergere la specificità del femminile nella politica: nei metodi e nei contenuti.

Il primo blog della serie è nato sulla Regione Lombardia (moderato dal gruppo Donne per Milano), e già conta numerosi contributi. Sono poi seguiti Politica Femminile Lazio (moderato dal gruppo di Donne e Informazione), Piemonte (moderato da Laura Cima) e Liguria (moderato da Monica Lanfranco); stanno inoltre per comparire Puglia (moderato da Magda Terrevoli), Calabria e Toscana, e altri sono in preparazione.
Tutti saranno poi collegati fra loro e riepilogati in una pagina di riferimento nazionale.

Al momento le candidate invitate sono, per ogni blog regionale, quelle che si presentano alle elezioni regionali oppure che, proveniendo da quella Regione, si presentano alla Camera o al Senato. 
La rete-blog della Politica Femminile avrà tuttavia una sua funzione anche ben oltre il periodo elettorale, proprio nell'ambito degli sforzi per un vero rinnovamento della politica, dei suoi modi e dei suoi temi.

Il progetto nasce per iniziativa della Rete delle reti femminili (la piattaforma-contenitore nata proprio attraverso questo blog!) che come sapete opera secondo la filosofia del lavoro collettivo. Dunque anche l'intero progetto va visto come frutto di un lavoro collettivo (nel quale includiamo tutti i contributi delle candidate e delle politiche elette). Ogni blog regionale, tuttavia, è ovviamente seguito da un gruppo locale o da una moderatrice radicata in quel territorio. Una di loro (Laura Cima) scrive, nel suo post di esordio sul blog Liguria: 
"(...) dobbiamo tentare il cambiamento con le donne che saranno elette, soprattutto quelle che vorranno relazionarsi a noi, e che questa volta, per tante delle ragioni dette lì, sarebbe stato più facile e necessario. (...) Uno stato con le sue istituzioni da rifondare, forme di convivenza e di società da ritessere, democrazia da reiventare. Abbiamo tante competenze tra noi, perchè non formuliamo e confrontiamo ipotesi? (...) Pensare in grande, dare forma ai desideri, riportare la vita al centro. C’è da riformulare anche il nostro linguaggio, liberarlo da “mantra” che stanno diventando ripetizioni rassicuranti e ripetitive. La sfida è alta ma solo noi abbiamo qualcosa da dire di nuovo
Di questo sono convinta. Mettiamoci a lavorare insieme e crediamoci. Questo desidero e questo mi aspetto".
E questo ci aspettiamo anche noi; con l'aiuto di tutte voi. Avete amiche candidate? grazie se vorrete suggerire loro di partecipare. E grazie se ci seguirete.
Vi aspettiamo!

PS • inizialmente.. il progetto aveva esordito solo per la Lombardia: qui una breve video-intervista sul primo nato. E' grazie alla vostra propositività che si sta estendendo. Non fermatevi! Non fermiamoci. :-)

mercoledì 16 gennaio 2013

16 gennaio giornata internazionale a sostegno di Pussy Riot

Per favore, non dimenticatevi di noi. Per favore, non dimentichiamoci di loro. Per favore, non dimentichiamo le Pussy Riot. Oggi, 16 gennaio 2013, il Tribunale di Mosca deciderà se l'applicazione della pena di Maria Alyokhina potrà essere rimandata per consentirle di stare alcuni anni al fianco della sua bambina piccola. E' dunque anche una giornata internazionale di mobilitazione in suo sostegno e in difesa di tutto il movimento delle Pussy Riot. In diverse città del mondo sono previsti eventi, inclusa Milano, dove l'associazione Annaviva organizza un presidio in via Dante, a partire dalle 17,30.
Domani, invece, 17 gennaio, sempre a Milano appuntamento all'Ostello Bello, via Medici 4, h. 20: Annaviva presenterà il libro "Una preghiera punk per la libertà" che raccoglie lettere, poesie, testimonianze sul farsesco processo alle Pussy Riot, e illustrerà le paradossali condizioni in cui versa il sistema giudiziario russo.


martedì 15 gennaio 2013

#stopfakebook #freefacebook

#stopfakebook #freefacebook! 
2 nuovi hashtag per dire: vogliamo un facebook libero, con regole serie, che escludano cyberbullismo e razzismo. Chiediamo a Facebook di CONTROLLARE i contenuti che vengono segnalati, mettendo al bando razzismo e crudeltà, anziché limitarsi a censurare in base al numero. Da tempo molti protestano, ma raggiungere l'amministrazione di fb è praticamente impossibile per gli utenti:  raggiungiamola dunque con gli hashtag: prima o poi i nostri messaggi arriveranno a destinazione.


venerdì 11 gennaio 2013

Se la piattaforma blocca le donne: cosa fare con facebook?

In pochi hanno notato che esattamente un mese fa facebook ha cambiato unilateralmente (come fanno le banche) le condizioni dei propri accordi con gli utenti: cioè con oltre 1 miliardo di persone che si sono iscritte in base a regole ben diverse. Solo 2 cose in particolare, citiamo qui:
1. è sparita la regola madre che ha sempre campeggiato sulla piattaforma, e che recitava: "Fb è gratuito e lo sarà sempre". Sostituita da (punto 9.14): "Non garantiamo che la Piattaforma resterà gratuita per sempre".
2. è sparita l'avvertenza che fb non avrebbe accettato contenuti violenti, razzisti o sessisti. Le parole "razzismo" e "sessismo" volatilizzate, la norma sostituita dal generico impegno degli utenti a "non pubblicare contenuti minatori, pronografici, con incitazioni all'odio o alla violenza, con immagini di nudo o di violenza forte e gratuita".
Congratulazioni. E citiamo anche che le amministratrici di una pagina femminile molto educata (e già varie volte attaccata dal cyberstalking), impegnata per i diritti, sono state azzerate per aver condiviso un'immagine dalla nostra pagina, questa:


La foto originale (sulla nostra pagina) ha resistito di più, forse perché condivisa da quasi 350 volte: ma èstata anch'essa bombardata da segnalazioni contemporanea, fino ad essere censurata. Ma com'è che restano invece intatti i contenuti di tutte le pagine pericolose che inneggiano apertamente al degrado, alla violenza, al sessislmo e al razzismo? Fb si giustificata in quanto il controllo dei contenuti è affidato alle segnalazioni degli utenti: se segnalano in tanti si cancella, altrimenti no. Peccato che questo incoraggi lo stalking professionale, eseguito da gruppi di profili falsi messi in piedi appositamente a questo scopo. Ecco perché è stata chiusa perfino la civilissima pagina "The uprising of women in the arab world" delle donne arabe, in base alla segnalazione di massa di un'immagine in cui una donna araba reclama il diritto di scelta sul velo, e di voler sentire il vento fra i capelli.

Dunque che fare? ci hanno detto chiaro e tondo che a breve facebook si pagherà; gli utenti non sono protetti da contenuti violenti, da razzsimo e sessismo; in molti paesi ci sono stati già segnali inquietanti su possibili censure in accordo con le polizie. 
Forse sarebbe ora di mettere a punto una nuova piattaforma, che rispetti davvero una sana politica della community e aiuti davvero a connettersi per la libertà e i diritti: UN FREEBOOK.

sabato 5 gennaio 2013

Liste elettorali: dalle associazioni femministe proposte di nomi ai partiti che hanno promosso le primarie

L'AFFI (Associazione federativa femminista internazionale), non si limita a fare un appello generico ai partiti, perché sia messo in atto il diritto delle donne alla politica: ma, insieme all'associazione Power & Gender, presenta anche una serie precisa di nomi femminili, segnalati da associazioni, che gradirebbe veder entrare nelle liste elettorali. Ecco il testo della lettera con i primi 10 nomi selezionati, inoltre segue l'elenco completo delle donne segnalate in questa consultazione a tempi stretti fra le associazioni femministe.

alla cortese attenzione di:
Pierluigi Bersani, Segretario Partito Democratico
Maurizio Migliavacca, Responsabile Organizzazione PD
Roberta Agostini, Responsabile Conferenza donne PD

Riccardo Nencini, Segretario Partito Socialista Italiano
Rita Cinti Luciani, Dipartimento Pari Opportunità PSI

Nichi Vendola, Presidente di Sinistra Ecologia Libertà
Francesco Ferrara, Responsabile Organizzazione S.E.L.
Maria Luisa Boccia, Presidente assemblea Nazionale 

Ai partiti dello schieramento del centrosinistra e a coloro che hanno promosso le primarie proponiamo di compiere una scelta politica ambiziosa, capace di ampliare l’orizzonte e misurarsi con realtà oltre i partiti.
Come “Laboratorio 50&50” dell’AFFI  e come Associazione “Power and Gender“ abbiamo promosso, a fine dicembre, visti i ristretti limiti di tempo, una consultazione tra le associazioni federate all’AFFI, e/o che fanno riferimento alla Casa Internazionale delle donne: abbiamo chiesto alle associazioni di indicarci, nonostante i brevi tempi, 10 nomi di donne da candidare.
Donne autorevoli, competenti, riconosciute per il loro impegno, in grado di arricchire con uno sguardo di genere  la responsabilità  parlamentare.
Abbiamo ricevuto oltre settanta nomi di donne diverse, indicate dalle varie associazioni.  
Sappiamo che nei prossimi giorni verrà conclusa dai vostri partiti la composizione definitiva delle liste.
Noi vi trasmettiamo l’elenco delle 10 donne che hanno ricevuto il maggior gradimento e  numero di segnalazioni: nomi  diversi, noti e cari a chi ha a cuore le politiche paritarie e l’impegno costante per affermare una democrazia inclusiva e partecipata.  
Riteniamo che la ricchezza e la qualità della proposta, possa essere a buon titolo, presa in seria considerazione dai vostri partiti. Queste le nostre dieci proposte (in ordine secondo le preferenze ricevute):
Daniela Carlà; Monica Cirinnà; Francesca Brezzi; Elisabetta Strickland; Carolina Girasole; Lorella Zanardo; Maria Carmela Lanzetta; Luisa Laurelli; Agnese Vìcanevari; Bianca Pomeranzi.
Restiamo a vostra disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Per AFFI: Edda Billi     Per Power and Gender: Irene Giacobbe

Questo l'elenco completo delle donne segnalate dalle associazioni (qui in ordine alfabetico): Valeria Ajovalasit, Vanda Altarelli, Rita Antonelli, Ritanna Armeni, Gemma Azuni, Imma Battaglia, Magda Bianco, Edda Billi, Alessandra Bocchetti, Daniela Brancati,  Francesca Brezzi,  Marisa Caleffi, Agnese Canevari, Daniela Carlà, Roberta Carlini, Alida Castelli, Anna Maria Ciuffa, Monica Cirinnà, Simona Clivi Zucchet, Daniela Colombo, Cristina Comencini, Paola Concia, Gigliola Corduas, Simonetta Crisci, Marta Dassù, Silvia Del Vecchio, Patrizia De Rose, Paola Diana, Serena Dinelli, Ada Donno, Costanza Fanelli, Marisa Ferrari, Filomena Fotia, Milena Gabanelli, Oria Gargano, Maria Grazia Gerina, Irene Giacobbe, Nella Ginatempo, Carolina Girasole, Donata Gottardi, Sabina Guzzanti, Josefa Idem, Emanuela Irace, Maddalena Lambertucci,  Maria C. Lanzetta, Luisa Laurelli, Margaret Lotin, Francesca Koch, Manuela Kusterman, Alessandra Mancuso, Patrizia Mari, Paola Masi, Pina Maturani, Lea Melandri, Cristina Molinari, Alessia Montori, Laura Moschini, Luisa Muraro, Mariella Nocenzi, Rosanna Oliva, Maria Grazia Perna, Marina Piazza, Nicoletta Pirotta, Bianca Pomeranzi, Luisa Pugliana, Laura Puppato, Roberta Roberti, Serena Romano, Linda L Sabbadini, Simonetta Salacone, Rossella Santi, Simonetta Sotgiu, Angela Spencer Teone, Noemi Tricani, Elisabetta Strickland, Patrizia Sentinelli, Sarah Varello, Lorella Zanardo.

Naturalmente non si tratta di una consultazione in cui tutte si riconoscano, o in cui tutte siano state coinvolte; da parte nostra riteniamo doveroso darne informazione e aiutare a divulgarla, come tutte le iniziative che tendono a valorizzare il contributo delle donne.
Scrivono le promotrici della consultazione:

Care tutte,
abbiamo completato, come annunciato, la raccolta delle proposte di candidature che abbiamo sollecitato - come Laboratorio 50&50 dell'AFFI e come Associazione Power and Gender. Visti i tempi ristrettissimi a disposizione osserviamo il buon  risultato  e il valore di una risposta partecipata e consapevole  di tante tra  noi. Si tratta come comprensibile di un primo inizio, la costruzione di un "book" di candidature, scaturito dalle segnalazioni delle NOSTRE associazioni, legate al valore, alla competenza e all'autorevolezza che CI riconosciamo e che riconosciamo ad altre donne, da presentare NOI ai partiti, almeno a  quelli  tra di loro in grado di accettare e comprendere la qualità del contributo e della partecipazione democratica.
Vi inviamo i risultati delle segnalazioni  ricevute – oltre 70 complessivamente.
Tra le 10 più segnalate - oltre ad  amministratrici eccellenti già all’interno dei partiti del centro sinistra-  altre, note e amate, che hanno il grande merito di aver svolto in questi anni un ruolo altamente positivo all’interno dell’associazionismo delle donne e messo in rilievo loro competenze e professionalità.  
La lettera con i loro nomi è stata trasmessa ai segretari dei 3 partiti del centro sinistra  che hanno - con le primarie -  aperto  alla selezione partecipata del personale politico e alle proposte e contributi   del tessuto sociale. Aspettiamo una risposta, pronte a riprendere l’iniziativa in vista dei prossimi appuntamenti elettorali locali.
Un caro e cordiale saluto a tutte


Se non ora quando? ai partiti: donne e liste elettorali

Nelle primarie si è espressa da parte dell’elettorato una chiara e netta volontà di affermare una piena partecipazione delle donne alla politica istituzionale, le candidate hanno ottenuto nella stragrande maggioranza delle regioni italiane, sia nelle primarie di SEL che in quelle del PD, molti più voti degli uomini.
Vogliamo sottolineare che le donne sono state votate dalle donne e anche dagli uomini: la doppia preferenza ha dimostrato che quando le donne non sono discriminate competono alla pari.
Tre settimane fa il movimento Se Non Ora Quando? ha rivolto un appello a tutti i partiti. Abbiamo detto che avremmo verificato i vari passaggi (primarie, liste e programmi). Lo stiamo facendo e oggi vogliamo dare merito ai partiti che hanno fatto le primarie per aver inserito i meccanismi antidiscriminatori: è stato un passo importante verso la democrazia paritaria.
Ora che i partiti, le liste e i movimenti stanno facendo le liste elettorali - e sappiamo bene che con l’attuale legge elettorale la posizione nella lista è essenziale per essere eletti – ci aspettiamo che TUTTI i partiti valorizzino la presenza delle donne nelle liste elettorali, mirando all'obiettivo del 50/50.
SENZA LE DONNE NON SI GOVERNA!
Se non ora, quando? per le elezioni 2013 

Liste elettorali: signori partiti non fate gli gnorri

Tra oggi e martedì 8 gennaio i partiti presenteranno le proprie liste elettorali e vedremo nei fatti le loro scelte. Signori partiti vi stiamo guardando: SIETE PREGATI DI NON FARE GLI GNORRI.
Non siamo ottimiste, nemmeno dopo le più recenti performance virili della nostra politica (vedi ad esempio 'ignobile affossamento, in Puglia, della legge regionale di iniziativa popolare per la doppia preferenza). I richiami da parte delle donne si susseguono, e sarà bene (per loro, oltre per noi) che i partiti e i movimenti ne tengano ben conto. Dopo le precise richieste avanzate dalle associazioni che si riconoscono nell' "Accordo di azione comune per la Democrazia Paritaria", vi presentiamo di seguito anche il richiamo di Se non ora quando? e le proposte dell'AFFI, Associazione Federativa di Associazioni Femministe.

lunedì 17 dicembre 2012

Elezioni 2013: partiti e movimenti, le donne vi scrivono

ACCORDO DI AZIONE COMUNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA:
APPELLO AI PARTITI E AI MOVIMENTI NELLA PROSPETTIVA DELLE PROSSIME ELEZIONI
Nella imminenza della presentazione delle liste elettorali per il rinnovo del Parlamento nazionale e per le elezioni in tre importanti regioni (Lazio, Lombardia e Molise) le oltre 50 associazioni, gruppi e reti femminili aderenti all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ribadiscono un pressante appello ai partiti politici attualmente presenti nel Parlamento uscente e/o nelle Assemblee regionali e locali, nonché alle formazioni, ai movimenti e ai promotori di liste “civiche”, che si preparano a partecipare alle prossime competizioni elettorali: affinché assumano un chiaro impegno onde favorire, in conformità con il dettato dell'articolo 3 , dell'articolo 51 e dell'articolo 117 della Costituzione, la presenza paritaria delle donne nelle eligende assemblee.
E’ molto viva nel paese l’esigenza di un forte rinnovamento della “politica”, unita purtroppo a una disaffezione al voto e a una critica generalizzata agli esponenti politici. Non v’è dubbio che le donne,  che partecipano a tutti i livelli e in tutti gli aspetti, alla vita economica sociale e culturale del paese, si sono rivelate meno coinvolte nelle pratiche di scambio e di corruzione sempre più diffuse. Inoltre, le donne, per il duplice lavoro sia nel mondo professionale sia nella cura e educazione dei figli, sono  portatrici di un diverso punto di vista sul mondo del lavoro, sui bisogni delle famiglie, sulla emarginazione dei giovani, più in generale sui problemi che oggi angustiano la comunità sociale, essenziali per salvare la convivenza civile e ridisegnare una società a misura di donne e di uomini, che promuova salute, cultura, relazioni pacifiche, qualità della vita, godimento dei diritti.
Ma la politica le tiene troppo spesso fuori dai luoghi decisionali,
Più donne nella politica e nelle istituzioni significa dunque di per sé un loro profondo rinnovamento e un maggiore interesse del cittadino nei confronti della res pubblica. Se ne è avuta una riprova durante le recenti elezioni primarie per la scelta dei candidati e delle candidate, da parte del PD e di SEL, che avevano introdotto la doppia preferenza di genere: un numero notevole di donne sono state prescelte dai partecipanti a tale consultazione, a dimostrazione che elettori ed elettrici hanno fiducia nelle donne e le considerano portatrici di  cambiamento nella politica.
Riconosciamo che il Parlamento uscente è stato in grado di adottare importanti, (anche se parziali), leggi ispirate al principio di promuovere la partecipazione delle donne nei centri di decisione: 
•  la legge 23 novembre 2012 n 215 (in G.U n.288 dell’11 dicembre 2012, in vigore dal 26 dicembre 2012) - disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei Consigli e nelle Giunte degli Enti locali e nei Consigli regionali. 
• la legge 120/2011 per la parità di accesso agli organi di amministrazione delle società quotate; 
• la disposizione, contenuta nella legge 5 luglio 2012 n. 96, che i contributi pubblici spettanti a  ciascun   partito o movimento politico siano diminuiti del 5% qualora il partito o movimento  abbia presentato un   numero di candidati del medesimo genere superiore ai due terzi del totale.
Tuttavia lo slancio necessario ad una vera e propria politica paritaria non è avvenuto. E’ spiacevole ricordare ad esempio che in recenti modifiche delle leggi elettorali e degli Statuti regionali da parte di alcune Regioni non si è provveduto a inserire norme per il riequilibrio di genere e, soprattutto che il Parlamento non ha modificata in tal senso la legge elettorale nazionale.
Le firmatarie dell’appello, perciò, sottolineando l’importanza del voto femminile (che può avere un impatto notevole come dimostrato nelle ultime elezioni statunitensi), auspicano che siano i partiti, le formazioni e i movimenti ad adottare comportamenti e atti per garantire una vera e propria democrazia paritaria fin dai prossimi importanti appuntamenti elettorali, cui si apprestano a partecipare. 
In particolare si chiede:
a• di presentare  liste alternate per genere con un numero di candidature femminili pari al 50% dei candidati; 
b• di presentare un egual numero di donne e di uomini quali capilista;
c• di presentare candidature femminili nel 50% dei collegi ritenuti conquistabili;
d• di invitare i propri elettori ed elettrici, laddove è prevista l’espressione di una preferenza, a utilizzarla con particolare attenzione per le candidate;
e• di presentare nei “listini” o nelle liste bloccate candidate e candidati in ordine alternato per favorire la elezione di una consistente percentuale di donne;
f• di far conoscere i criteri di scelta delle candidate e dei candidati alle primarie;
g• di assicurare nelle tribune elettorali televisive la presenza paritaria delle candidate e dei candidati.
h• di rendere pubblico come sia stata realizzata l’utilizzazione della quota dei rimborsi elettorali destinata per legge a promuovere la presenza delle donne in politica.
Da parte nostra seguiremo le ricadute delle nostre richieste e diffonderemo quanto è utile per informare le elettrici e gli elettori che hanno a cuore la democrazia paritaria, consapevoli che un paese che emargina le donne non è un paese democratico.

Per info e risposte scrivere a: danielacarla2@gmail.com • morronir@libero.it

Le Associazioni e i gruppi femminili firmatari                                                                                   
NOI RETE DONNE
AFFI - ASSOCIAZIONE FEDERATA FEMMINISTA INTERNAZIONALE
SE NON ORA QUANDO
AGI (Ass. Giuriste Italiane – sez. romana)
AIDOS
ANDE
ASPETTARE STANCA
ASSOCIAZIONE ALMA CAPPIELLO
ASSOCIAZIONE BLOOMSBURY                                                       
ASSOCIAZIONE DONNE BANCA D’ITALIA
ASSOLEI
CENTRO ITALIANO FEMMINILE
COORDINAMENTO ITALIANO LOBBY EUROPEA DELLE DONNE
COORDINAMENTO NAZIONALE DONNE ANPI
COMMISSIONE DIRITTI E PARI OPPORTUNITÀ  ASS.NE STAMPA ROMANA
CORRENTE ROSA
CRASFORM Onlus
DOLS
DONNE CHE SI SONO STESE SUI LIBRI E NON SUI LETTI DEI POTENTI
DONNE E INFORMAZIONE
DONNEINQUOTA
DONNE IN RETE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE
DONNE PER MILANO
DONNE ULTRAVIOLETTE
FILOMENA
FONDAZIONE ADKINS CHITI – Donne in musica
FONDAZIONE NILDE IOTTI
GIO (Osservatorio studi di genere, parità e pari opportunità)
GIULIA  (Giornaliste Unite Libere Autonome)
IL CORPO DELLE DONNE- BLOG DI LORELLA ZANARDO
IL PAESE DELLE DONNE
INGENERE
LA META’ DI TUTTO
LE NOSTRE FIGLIE NON SONO IN VENDITA
LIBERA DONNA - ROMA
LIBERE TUTTE - Firenze
LUCY E LE ALTRE
MAUDE (Movimento Lavoratrici dello spettacolo)
MOVIMENTO ITALIANO DONNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA
NOI DONNE
NOIDONNE 2005
PARIMERITO
PARI O DISPARE
PROFESSIONAL'S WOMEN'S ASSOCIATION
RETE ARMIDA
RETE PER LA PARITA’
SOLIDEA
TAVOLA DELLE DONNE SULLA VIOLENZA E SULLA SICUREZZA CITTA' DI BOLOGNA
UDI
USCIAMO DAL SILENZIO
WOMEN IN THE CITY

giovedì 29 novembre 2012

Il Velo Squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste: l’Appello

Premesso che: 
in Italia la violenza contro le donne in quanto donne, continua a generare numerosi e gravi delitti, fra cui oltre cento omicidi l’anno per femminicidio;
che all’origine della violenza contro le donne ci sono in primo luogo le seguenti cause:
1. l’ignoranza del basilare concetto di uguaglianza fra gli esseri umani senza distinzione di genere;
2. il permanere di anacronistici comportamenti discriminatori e di pregiudizi e stereotipi di genere;
3. la difficoltà di rendere universalmente accettati i valori della parità;
4. il permanere di condizionamenti culturali e di linguaggi sessisti ampiamente utilizzati anche dai mass media;
5. la difficoltà di comunicare con continuità e con la dovuta considerazione (attraverso i mass media) le informazioni sugli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne alla vita pubblica e alle professioni, nonché notizie competenti ed approfondite sul contesto sociale che rende possibili le violenze e le discriminazioni;
6. in Italia, secondo i più autorevoli certificatori internazionali, l’informazione giornalistica non è “libera” come negli altri paesi dell’Unione Europea, ma “parzialmente libera” a causa delle seguenti ragioni:
a. la concentrazione della proprietà editoriale;
b. l’irrisolto conflitto di interessi fra attività editoriale, attività politico istituzionale, interesse pubblico
c. l’elevato numero di giornalisti sotto scorta, di giornalisti che subiscono minacce, di giornalisti che subiscono intimidazioni per effetto di norme poco garantiste nei loro confronti in materia di diffamazione e di risarcimenti, norme che prevedono esborsi sproporzionati e la pena del carcere come nei regimi autoritari:
7. sono numerose le donne giornaliste minacciate in Italia a causa della loro attività professionale e alcune di loro sono specificamente impegnate a diffondere informazioni sulle violenze e le discriminazioni subite dalle donne, come è documentato dai Rapporti annuali dell’osservatorio Ossigeno per l’Informazione promosso dalla FNSI e dall’Ordine dei Giornalisti, che ha censito in sei anni oltre mille fra giornalisti e giornaliste vittime di minacce e gravi abusi.
Ciò premesso, si fa appello:
alle istituzioni pubbliche, al mondo dell’informazione, alla rete di associazioni impegnate nella promozione dei diritti umani e per la piena affermazione dei valori democratici e del principio di eguaglianza e alla libertà femminile, le forze politiche e parlamentari, affinché:
• sia pienamente e correttamente rappresentata la drammaticità della violenza contro le donne, indicandone le cause articolate e dando spazio al dibattito sul modo di superarla;
• siano utilizzati nella descrizione dei fatti di cronaca e dei femminicidi un linguaggio ed una narrazione coerenti e non sessisti;
• si assumano le iniziative legislative e normative più opportune per rimuovere le cause che fanno dell’Italia un paese in cui la libera informazione ha uno spread negativo;
• si contribuisca attivamente alla promozione di iniziative volte a difendere allo stesso tempo i diritti e la libertà delle donne e la libera informazione, in nome dell’eguaglianza, del diritto dei cittadini/cittadine di essere informati, nell’interesse della pace e dello sviluppo.
ROMA, Palazzo di Montecitorio, 27 novembre 2012

L'appello è stato reso pubblico durante l'incontro “Il Velo Squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste. Le testimonianze, l’Appello”, che si è tenuto a Roma per la ricorrenza della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: in questa occasione sono state presentate le testimonianze di quattro giornaliste vittime di minacce ed intimidazioni nello svolgimento della loro attività professionale.
Si ringraziano la Commissione Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana, l’Associazione Ossigeno per l’Informazione (Osservatorio sui Giornalisti minacciati in Italia promosso da FNSI e ODG), e l’Ordine dei Giornalisti del Lazio per avere promosso l'iniziativa e l’incontro pubblico. 

domenica 25 novembre 2012

25 Novembre: nel giorno contro la violenza, parliamo degli uomini che stanno al fianco delle donne

Grazie, cari amici che state al fianco delle donne: voi che capite quanto sia umiliante, per gli uomini, quell'eterna debolezza che sa ricorrere solo alla violenza. Voi che cominciate a vedere che tutta la faccenda della "superiorità maschile" non è che una grande, colossale, grottesca presa per il culo.  Voi, che siete pronti a condividere l'idea che a tutto ciò bisogna ribellarsi, cominciate anche a comprendere che questo va fatto non per fare "un piacere alle donne" - ma perché è precisamente nell'interesse di tutti. 
Vi proponiamo, dunque, anche nuove ragioni precise per farlo, invitandovi a una riflessione: perché l'antagonismo fra i sessi - e dunque la violenza maschile contro le donne - è la più potente arma delle dittature.
E con grande affetto vi abbracciamo, tutti; e ringraziamo uno per uno i vostri gruppi, associazioni e blog, quali ad esempio:
Jacopo Fo 
Noi NO
e tanti altri.. che ora ci sono sfuggiti ma che aggiungeremo; e altri che si aggiungeranno: sempre di più, di questo siamo sicure.

 



Dal dire al fare. Le donne inascoltate. Gli insegnamenti di queste Primarie.

Oggi si vota alle Primarie; vi proponiamo 2 interventi maschili sul tema*: di Roberto Saviano e Marco Paolini. Il primo propone un'importante riflessione sui temi della campagna elettorale e fa un auspicio sul dopo-primarie. Vi sottoponiamo il suo bell'intervento per il meeting "Per una stagione costituzionale", organizzato ieri da Libertà e Giustizia, e anche l'inevitabile riflessione ulteriore che ne è scaturita dal nostro punto di vista. Il secondo.. bè, ascoltatelo. 
Questa campagna che, per la prima volta, ha visto comparire una candidata donna (per giunta dalle caratteristiche piuttosto inedite), ha messo in luce molti "dal dire al fare"; è stata un banco di prova per tantissime persone e strutture, che ha aperti molti fronti.  E' stato un periodo molto intenso, in cui abbiamo imparato molte cose su cui ci sarà da riflettere a lungo. E' come se avessimo accumulato una grande esperienza concentrata, una specie di Master sul campo. Ora sarà molto importante mettere a frutto tutta questa esperienza e trarne occasioni per approfondimenti che dovrebbero coinvolgere tutti, a partire dagli uomini.
* oltre che il giorno delle primarie, il 25 novembre è anche la giornata contro la violenza sulle donne: e anche su questo (nel post seguente), la parola agli uomini.

ATTENZIONE: per un baco inspiegabile... anche se il codice è corretto, il primo video rimanda NON a Saviano, ma a un diverso video con Boeri (??). Non è possibile al momento correggerlo; in attesa che si sistemi, per il VIDEO CON SAVIANO cliccate QUI.