venerdì 11 gennaio 2013

Se la piattaforma blocca le donne: cosa fare con facebook?

In pochi hanno notato che esattamente un mese fa facebook ha cambiato unilateralmente (come fanno le banche) le condizioni dei propri accordi con gli utenti: cioè con oltre 1 miliardo di persone che si sono iscritte in base a regole ben diverse. Solo 2 cose in particolare, citiamo qui:
1. è sparita la regola madre che ha sempre campeggiato sulla piattaforma, e che recitava: "Fb è gratuito e lo sarà sempre". Sostituita da (punto 9.14): "Non garantiamo che la Piattaforma resterà gratuita per sempre".
2. è sparita l'avvertenza che fb non avrebbe accettato contenuti violenti, razzisti o sessisti. Le parole "razzismo" e "sessismo" volatilizzate, la norma sostituita dal generico impegno degli utenti a "non pubblicare contenuti minatori, pronografici, con incitazioni all'odio o alla violenza, con immagini di nudo o di violenza forte e gratuita".
Congratulazioni. E citiamo anche che le amministratrici di una pagina femminile molto educata (e già varie volte attaccata dal cyberstalking), impegnata per i diritti, sono state azzerate per aver condiviso un'immagine dalla nostra pagina, questa:


La foto originale (sulla nostra pagina) ha resistito di più, forse perché condivisa da quasi 350 volte: ma èstata anch'essa bombardata da segnalazioni contemporanea, fino ad essere censurata. Ma com'è che restano invece intatti i contenuti di tutte le pagine pericolose che inneggiano apertamente al degrado, alla violenza, al sessislmo e al razzismo? Fb si giustificata in quanto il controllo dei contenuti è affidato alle segnalazioni degli utenti: se segnalano in tanti si cancella, altrimenti no. Peccato che questo incoraggi lo stalking professionale, eseguito da gruppi di profili falsi messi in piedi appositamente a questo scopo. Ecco perché è stata chiusa perfino la civilissima pagina "The uprising of women in the arab world" delle donne arabe, in base alla segnalazione di massa di un'immagine in cui una donna araba reclama il diritto di scelta sul velo, e di voler sentire il vento fra i capelli.

Dunque che fare? ci hanno detto chiaro e tondo che a breve facebook si pagherà; gli utenti non sono protetti da contenuti violenti, da razzsimo e sessismo; in molti paesi ci sono stati già segnali inquietanti su possibili censure in accordo con le polizie. 
Forse sarebbe ora di mettere a punto una nuova piattaforma, che rispetti davvero una sana politica della community e aiuti davvero a connettersi per la libertà e i diritti: UN FREEBOOK.

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