domenica 19 agosto 2012

Pussy contro Putin: Parla Nadia

"Se la guardiamo nell'insieme, a essere sotto processo qui non sono tre membri delle Pussy Riot. Se così fosse, questo evento non sarebbe così significativo. Si tratta di un processo a tutto il sistema politico della Federazione Russa, che, per grande sfortuna, continua a esercitare la sua oppressione verso l’individuo, la sua indifferenza verso l’onore e la dignità umana, ripetendo tutti i peggiori momenti della storia russa. Con mio profondo rammarico, le misere scuse che si dà questo processo giudiziario si avvicinano a quelle delle troike staliniane. Anche noi abbiamo solo un magistrato inquirente, un giudice e un procuratore. Inoltre, questo atto repressivo è eseguito sulla base di ordini politici dall’alto che dettano per intero parole, atti e decisioni di queste tre figure giudiziarie.
Cosa c’era dietro la nostra performance nella Cattedrale di Cristo il Salvatore, e ora dietro al successivo processo? Proprio il sistema politico autocratico. Le performances delle Pussy Riot possono essere considerate arte dissidente o azione politica che impiega forme d’arte. In entrambi i casi, sono un tipo di attività civica che si muove contro le repressioni di un sistema industrial-politico che dirige il suo potere contro i diritti umani fondamentali e le libertà civili e politiche. Giovani che sono stati oppressi dall’eliminazione sistematica delle libertà si sono rivoltati contro lo Stato. Eravamo alla ricerca di sincerità e semplicità, e abbiamo trovato queste qualità nell’yurodstvo, la follia santa del punk. 
Passione, piena onestà e ingenuità sono superiori all’ipocrisia, alla menzogna e alla falsa modestia usati per nascondere il crimine. Le figure principali del nostro ‘cosiddetto’ Stato mostrano nella Cattedrale facce rassicuranti, ma sanno che il loro peccato è ben più grave del nostro. Noi abbiamo costruito delle performance punk politiche in risposta a un governo pieno di rigidità, reticenza e strutture gerarchiche castali. È così chiaramente servile nei confronti dei miseri interessi delle multinazionali, che ci fa male anche soltanto respirare l’aria russa. Ci opponiamo categoricamente, in un modo che ci costringe ad agire e vivere politicamente, alle seguenti storture:
• l’uso di metodi coercitivi per regolamentare i  processi sociali; in una situazione in cui le più importanti istituzioni politiche sono strutture disciplinari dello Stato: gli organi di sicurezza (esercito, polizia e servizi segreti), e relativi strumenti per garantire la ‘stabilità’ politica (carceri, detenzione preventiva, tutti i meccanismi di stretto controllo sulla cittadinanza);
• l’imposizione di passività civile alla maggioranza della popolazione,
• il dominio completo del potere esecutivo sul legislativo e giudiziario.
Inoltre, siamo profondamente frustrati dalla mancanza scandalosa di cultura politica, che si presenta come il risultato della paura, e che viene coscientemente mantenuta grazie agli sforzi del governo e dei suoi servi (come dice Patriarca Kirill: ‘I cristiani ortodossi non frequentano i raduni’); la scandalosa debolezza dei legami orizzontali all’interno della società.
Non ci piace che lo stato dell’opinione pubblica sia così facilmente manipolato attraverso uno stretto controllo sulla maggioranza dei media (un esempio particolarmente evidente di questa manipolazione è proprio la campagna senza precedenti insultante e distorta contro le Pussy Riot apparsa praticamente in ogni luogo mediatico russo). Ma nonostante ci troviamo in una situazione sostanzialmente autoritaria, che viviamo sotto un regime autoritario, vedo che questo sistema può disfarsi di fronte a tre membri delle Pussy Riot. Quello che il sistema aveva previsto non si è verificato: la Russia non ci condanna. E ogni giorno che passa, sempre più persone credono in noi e pensano che dovremmo essere libere, e non dietro le sbarre.
Lo vedo nelle persone che incontro: mi capita di incontrare persone che lavorano per il sistema, nelle sue istituzioni, persone che sono in carcere. Ogni giorno, mi capita di incontrare nostri sostenitori che ci augurano fortuna e, soprattutto, la libertà. Dicono che quello che abbiamo fatto è giustificato. Sempre più persone ci dicono che, benché avessero dubbi sul nostro diritto di fare quello che abbiamo fatto, ogni giorno che passa si rendono conto che il tempo dimostra come il nostro gesto politico fosse nel giusto, che abbiamo aperto le ferite di questo sistema politico, e abbiamo colpito direttamente il nido di vespe… Queste persone cercano di alleviare le nostre sofferenze per quanto possibile, e siamo loro molto grate. Siamo anche grate a tutti coloro che parlano in nostro favore fuori di qui. Abbiamo molti sostenitori, e lo sappiamo. So che un gran numero di cristiani ortodossi intervengono per noi, quelli che si riuniscono presso la corte per esempio. Essi pregano per noi, pregano per le Pussy Riot incarcerate. Abbiamo visto i libretti della Chiesa Ortodossa contenenti preghiere per i carcerati. Già questo fatto dimostra che non esiste un unico, granitico gruppo di credenti ortodossi, come il pubblico ministero vorrebbe dimostrare. Questo gruppo unico non esiste. Oggi, i credenti sempre più si stanno spostando in difesa delle Pussy Riot. Non pensano che ciò che abbiamo fatto ci faccia meritare un periodo di cinque mesi in un centro di detenzione preventiva, per non parlare dei tre anni di carcere, chiesti dal pubblico ministero. Ogni giorno, la gente capisce che se il sistema attacca con tale veemenza tre giovani donne per essersi esibite nella Cattedrale di Cristo Salvatore per 30 secondi, significa solo che questo sistema teme la verità, la sincerità e la schiettezza che rappresentiamo. Mentre noi non abbiamo mai usato strategie nel corso del processo, i nostri avversari ne hanno fatto il pieno, e la gente se ne rende conto. Infatti, la verità ha una ontologica, esistenziale superiorità sull’inganno, e questo è scritto nella Bibbia, in particolare nell’Antico Testamento. I sentieri della verità trionferanno sempre sopra le vie della furbizia, dell’astuzia e dell’inganno. Ogni giorno, la verità si farà più vittoriosa, nonostante che rimaniamo dietro le sbarre e probabilmente sarà così per un lungo periodo. Ieri, Madonna si è presentata a Mosca con “Pussy Riot” scritto sulla schiena. Sempre più persone vedono che siamo tenute qui illegalmente, con falsi pretesti. Tutto ciò mi elettrizza. Mi elettrizza che la verità possa davvero trionfare sull’inganno. Benché fisicamente siamo qui, siamo più libere di tutti coloro che siedono di fronte a noi dalla parte della procura. Possiamo dire tutto quello che vogliamo e lo facciamo. L’accusa può solo dire quello che le è consentito dalla censura politica. Loro non possono dire una ‘preghiera punk’, o ‘Vergine Maria, spazza via Putin’, non possono pronunciare una sola riga della nostra preghiera punk che parla del sistema politico.
Forse pensano che sarebbe bene metterci in prigione perché parliamo contro Putin e il suo regime. Ma non dicono nemmeno questo, perché non sono autorizzati a farlo. Le loro bocche sono cucite. Purtroppo, sono solo qui come manichini. Ma spero che se ne rendano conto e, infine, intraprendano la via della libertà, della verità e della sincerità, perché questo percorso è superiore al percorso dell’indifferenza, della falsa modestia e dell’ipocrisia. L’indifferenza e la ricerca della verità sono sempre opposti e, in questo caso, nel corso di questo processo  vediamo da una parte le persone che cercano di conoscere la verità, e dall’altra quelle che cercano di camuffarla. Un essere umano è una creatura sempre in errore, non è mai perfetto. Può cercare la saggezza, ma non la può possedere, questo è il motivo per cui è nata la filosofia. Perciò il filosofo ama la sapienza e la anela, ma non la possiede. Questo è ciò che spinge in ultima analisi, un essere umano ad agire, a pensare e a vivere in un certo modo. Era la nostra ricerca della verità che ci ha portato alla Cattedrale di Cristo Salvatore. Penso che il Cristianesimo, come ho capito studiando l’Antico e il Nuovo Testamento in particolare, chieda la ricerca della verità e un continuo superamento di se stessi, il superamento di ciò che eri prima. Non è stato vano per Cristo quando era tra le prostitute, dichiarare che quelli che vacillano dovrebbero essere aiutati: ‘io li perdono’, ha detto. Ma nel nostro processo, che si svolge sotto la bandiera del cristianesimo, non vedo affatto quest’atteggiamento. Invece, mi sembra che la procura stia calpestando la religione.
Gli avvocati delle ‘parti lese’ ufficiali li stanno abbandonando. Due giorni fa, uno di loro, Alexei Taratukhin, ha fatto un discorso in cui ha insistito sul fatto che dovrebbe essere chiaro che, in nessun caso, si deve presumere che l’avvocato debba essere d’accordo con le parti che rappresenta. In altre parole, l’avvocato si trova in una posizione eticamente scomoda e non vuole stare dalla parte di chi cerca di imprigionare le Pussy Riot. Non so perché vogliono metterci in prigione. Forse ne hanno il diritto, ma voglio sottolineare che il loro avvocato sembra vergognarsi. Forse è stata colpito da quelle persone che gridavano ‘Boia! Vergogna!’. Ma è che la verità e il bene trionfano sempre su inganno e malizia. E sembra anche a me che gli avvocati dell’accusa siano influenzati da un potere superiore, perché spesso si sbagliano e chiamano noi ‘parte lesa’. Quasi tutti i legali l’hanno fatto accidentalmente, compresa l’avvocato penale Larisa Pavlova, che è molto negativamente disposta verso di noi, tuttavia sembra mossa da una forza superiore, quando si riferisce a noi come ‘parte lesa’. Non parla di quelli che lei rappresenta, ma di noi. Comunque non voglio etichettare nessuno. Mi sembra che qui non ci siano vincitori, o vinti, né vittime o imputati. Tutti avremmo semplicemente bisogno di confrontarci l’un l’altro, e stabilire un dialogo per cercare insieme la verità. Insieme, possiamo cercare la saggezza ed essere filosofi, invece di stigmatizzare le persone e etichettarle. Questa è l’ultima cosa che una persona dovrebbe fare. Cristo stesso l’ha condannato. Con questo processo il sistema ci sta violentando. Chi avrebbe mai pensato che lo Stato possa ancora oggi commettere un male assolutamente immotivato? Chi avrebbe potuto immaginare che la Storia, il Grande Terrore staliniano, non abbiano insegnato niente? I metodi da inquisizione medievale che regnano in applicazione della legge e dei sistemi giudiziari del nostro paese, la Federazione russa, sono sufficienti a farci piangere. Ma dal momento del nostro arresto, abbiamo smesso di piangere. Ne abbiamo perso la capacità. Avevamo gridato disperatamente ai nostri concerti punk. Con tutte le nostre forze, abbiamo denunciato l’illegalità delle autorità, degli organi direttivi. Ma ora, le nostre voci sono state portate via. Ce le hanno prese il 3 marzo 2012, quando siamo state arrestate, e le nostre voci e i nostri voti sono stati rubati alle cosiddette elezioni.
Durante tutto il processo, hanno rifiutato di ascoltarci. Ascoltarci significherebbe essere ricettivi verso ciò che diciamo, essere riflessivi, tendere verso la saggezza, essere filosofi. Credo che ogni persona dovrebbe sforzarsi di farlo, e non solo quelli che hanno studiato filosofia. Un’istruzione formale non significa nulla, anche se l’avvocato Pavlova tenta costantemente di rimproverare la nostra mancanza di educazione. Crediamo che la cosa più importante sia lottare, lottare per la conoscenza e la saggezza. Questo è un obiettivo che una persona può raggiungere in modo indipendente, fuori dalle mura di un istituto scolastico. Lauree e diplomi scolastici non significano nulla. Una persona può possedere una grande quantità di conoscenze, ma non essere un essere umano. Pitagora sosteneva che una conoscenza approfondita non significa saggezza. Purtroppo, noi siamo qui proprio per dimostrarlo. E siamo qui solo come decorazioni, come elementi inanimati, corpi semplici che sono stati trasportati in un’aula. Le nostre azioni, dopo molti giorni di richieste, trattative e lotte non ricevono alcuna considerazione, vengono sempre negate. Purtroppo per noi e per il nostro paese, il giudice sente un procuratore che distorce continuamente le nostre parole e le nostre dichiarazioni impunemente, neutralizzandole. Il principio fondamentale del contraddittorio del sistema giuridico è apertamente violato.
Il 30 luglio, il primo giorno del processo, abbiamo risposto alle accuse dei pubblici ministeri. Da lì in poi, il giudice ci ha categoricamente negato il diritto di parlare, e perfino i nostri testi scritti sono stati letti ad alta voce dal nostro difensore, Violetta Volkova. Per noi, questa era la prima occasione per esprimerci dopo 5 mesi di prigionia. Fino ad ora siamo state recluse, confinate senza poter fare nulla, non abbiamo potuto scrivere appelli, non abbiamo potuto sapere ciò che accade intorno a noi, non abbiamo Internet, il nostro avvocato non può nemmeno portarci le carte perché anche quello è vietato. Il 30 luglio abbiamo parlato apertamente per la prima volta, per cercare un confronto e facilitare il dialogo, non abbiamo cercato la contrapposizione. Abbiamo teso le nostre mani verso le persone che, per qualche ragione, ci considerano i loro nemici, e loro hanno sputato sulle nostre mani aperte. ‘Non siete sincere’, ci hanno detto. Peccato. Ma non giudicateci in base ai vostri parametri di comportamento. Noi abbiamo parlato con sincerità, come facciamo sempre, abbiamo detto quello che pensavamo. Siamo state incredibilmente infantili, ingenue nella nostra verità, ma non ci pentiamo delle nostre parole, comprese quelle pronunciate quel giorno. Ed essendo state diffamate, non vogliamo diffamare altri per ripicca. Siamo in circostanze disperate, ma non disperiamo. Siamo perseguitate, ma non siamo state abbandonate. È facile degradare e distruggere le persone che sono sincere, ma ..‘quando sono debole, è allora che sono forte’. Ascoltate le nostre parole e non quello che dice di noi Arkady Mamontov [giornalista televisivo pro-Putin]. Non distorcete e non falsificate ciò che diciamo. Permetteteci di entrare in dialogo con voi, in contatto con questo paese, che è anche il nostro paese e non solo la terra di Putin e del Patriarca. Io credo che alla fine la parola romperà il cemento, proprio come Solzhenitsyn che ha scritto: “La parola è più essenziale del cemento. Così, la parola non è affatto piccola. In questo modo, le persone nobili cominciano a crescere, e la loro parola romperà il cemento”. [da Il primo cerchio]
Katya, Masha e io potremmo finire in prigione, ma non ritengo che siamo state sconfitte. Proprio come non lo sono stati i dissidenti: anche se sono scomparsi nei manicomi e nelle prigioni, hanno pronunciato il loro verdetto sul regime. L’arte di creare l’immagine di un’epoca non conosce vincitori né vinti. È stato lo stesso con i poeti OBERIU, rimasti artisti fino alla fine, inspiegabili e incomprensibili. Massacrati nelle purghe nel 1937, Alexander Vvedensky scrisse: “L’incomprensibile ci piace, l’inspiegabile è nostro amico.” Secondo il certificato di morte ufficiale, Aleksandr Vvedensky morì il 20 dicembre 1941. Nessuno conosce la causa della morte. Avrebbe potuto essere la dissenteria in treno sulla strada per i campi, ma potrebbe essere stato il proiettile di una guardia. La morte l’ha colpito da qualche parte sulla ferrovia tra Voronezh e Kazan.
Le Pussy Riot sono allieve e eredi di Vvedensky. Il suo principio della rima cattiva ci è ancora caro: ‘Di tanto in tanto, penso a due rime diverse, una buona e una cattiva, e ho sempre scelto quello cattiva perché è sempre quella giusta'. ‘L’inspiegabile è nostra amico’: le opere elitarie e raffinate dei poeti OBERIU e la loro ricerca di riflessione sui limiti del significato hanno trovato un’incarnazione quando hanno pagato con le loro vite, eliminate senza senso dal Grande Terrore. Pagando con la vita, questi poeti hanno involontariamente dimostrato che avevano ragione a considerare l’irrazionalità e insensatezza nervi della loro epoca. In questo modo, il patrimonio artistico è diventato un fatto storico. Il prezzo di partecipazione alla creazione della storia è incommensurabilmente grande per l’individuo. Ma l’essenza dell’esistenza umana sta proprio in questa partecipazione. Essere un mendicante, ma arricchire gli altri. Non avere niente, ma possedere tutto. Si pensa che i dissidenti OBERIU siano morti, ma sono vivi. Sono stati massacrati, ma non sono morti. Vi ricordate perché il giovane Dostoevskij fu condannato a morte? Tutta la sua colpa era essere affascinato dalle teorie socialiste, e di discutere, durante riunioni di liberi pensatori e amici, degli scritti di Fourier e George Sand. In uno degli ultimi venerdì, lesse la lettera di Belinskij a Gogol ad alta voce, una lettera che era piena, secondo il giudice che accusò Dostoevskij (ascoltate!) ‘di impudenti dichiarazioni contro la Chiesa ortodossa e il governo dello Stato’. Dopo tutti i preparativi per l’esecuzione e ‘dieci minuti infinitamente angoscianti e terrificanti in attesa di morte’, a (Dostoevskij) fu annunciato che la sentenza era stata mutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia seguita dal servizio militare. Anche Socrate fu accusato di corrompere la gioventù per le sue discussioni filosofiche e perché rifiutava di accettare le divinità ateniesi. Aveva una relazione vivente con la voce divina, e non era, come ha insistito più volte, da nessun punto di vista un nemico degli dèi. Ma che importava, se Socrate aveva irritato i cittadini influenti della sua città con la sua critica, il suo pensiero dialettico, libero da pregiudizi? Fu condannato a morte e, dopo aver rifiutato di fuggire da Atene ha coraggiosamente svuotato la tazza di cicuta della sua condanna ed è morto. E avete dimenticato in quali circostanze Stefano, il discepolo degli Apostoli, ha concluso la sua vita terrena? ‘Perciò sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: «Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge»’ [Atti 6,11-13]. Fu considerato colpevole e lapidato a morte. Spero anche che vi ricordiate come i sacerdoti risposero a Cristo: ‘Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia’ [Giovanni 10, 33] E infine faremmo bene a tenere presente quello che dicevano di Cristo: ‘Ha un demonio ed è fuori di sé’ [Giovanni 10, 20]
Se le autorità, gli zar, i presidenti, primi ministri, la gente, e i giudici avessero capito cosa significa ‘Misericordia io voglio e non sacrificio’ [Matteo 9, 13], non avrebbero messo degli innocenti sotto processo. Ma le nostre autorità si spicciano con le condanne, mai con le proroghe. A questo punto, vorrei ringraziare Dmitry Anatolyevich Medvedev per averci fornito un eccellente aforisma, sintetizzando così il suo mandato presidenziale: ‘La libertà è meglio della non-libertà’. In linea con le sue parole, il terzo mandato di Putin può ben essere sintetizzato dall’aforisma ‘La prigione è meglio della lapidazione’. Vorrei che si considerasse attentamente il seguente brano dai Saggi di Montaigne, scritti nel 16° secolo per predicare la tolleranza e il rifiuto scettico di qualsiasi sistema o dottrina unilaterale: ‘Si dà un enorme valore alle congetture di qualcuno, se a causa di queste si decide di mettere qualcun altro al rogo’.
Vale la pena di esprimere un tale giudizio sulle persone viventi e metterle in prigione sulla base di congetture del pubblico ministero, non giustificate? Dal momento che non abbiamo mai nutrito sentimenti di odio religioso, i nostri accusatori devono ricorrere a falsi testimoni. Uno di loro, Matilda Ivashchenko, si è vergognata di se stessa e non si è presentata in tribunale. Rimangono le false testimonianze di Mr. Troitsky e Mr. Ponkin, e quella della signora Abramenkova. Non c’è altra prova del nostro odio fatta eccezione per la cosiddetta ‘valutazione di esperti’, che il giudice, se è onesto e leale, deve considerare inammissibile come prova di fatto, in quanto si tratta di un testo non rigoroso né obiettivo, ma uno sporco falso che ricorda i documenti dell’Inquisizione. Non ci sono altre prove che possano confermare l’esistenza di un movente. I pubblici ministeri hanno rifiutato di dar voce a brani tratti dalle interviste delle Pussy Riot, dal momento che questi stralci non farebbero che dimostrare l’assenza di qualsiasi motivo. Perché non avete preso in considerazione il seguente testo – che, per inciso, è apparso nell’affidavit – che abbiamo presentato al pubblico ministero? ‘Noi rispettiamo la religione in generale e la fede ortodossa in particolare. Per questo motivo siamo particolarmente infuriate quando la filosofia cristiana, che è piena di luce, viene utilizzata in modo così sporco. Ci fa male vedere queste belle idee ridotte in ginocchio’. Una citazione apparsa in un’intervista che il Russian Reporter ha fatto alle Pussy Riot il giorno dopo la nostra performance. Stiamo ancora male, e tutto questo ci provoca ancora vero dolore. Infine, la mancanza di odio o di ostilità verso la religione viene ribadita da tutti i testimoni chiamati a testimoniare dai nostri avvocati. Oltre a tutte queste evidenze, vi chiedo di prendere in considerazione i risultati delle valutazioni psicologiche e psichiatriche numero 6, ordinate dalle autorità carcerarie. Il rapporto ha rivelato quanto segue: i valori che abbraccio sono la giustizia, il rispetto reciproco, l’umanità, l’uguaglianza e la libertà. Questo è stato scritto da un perito, una persona che non mi conosce personalmente, anche se è possibile che Ranchenko, l’interrogante, desiderasse una conclusione diversa. Ma sembra che ci siano più persone nel mondo che amano e danno valore alla verità che quelli che non lo fanno. La Bibbia è corretta in questo. In conclusione, vorrei leggere le parole di una canzone delle Pussy Riot, che per quanto strano possa essere, si è rivelata profetica. Immaginavamo che ‘il capo del KGB e il Santo Capo arrestassero i manifestanti e li portassero in prigione’. È toccato a noi. Ma né io, né Alyokhina, né Samutsevich abbiamo mostrato di possedere delle emozioni potenti e stabili o altri valori psicologici che potrebbero essere interpretate come 'odio' verso qualcosa o qualcuno. Quindi cito le Pussy Riot: ‘Aprite tutte le porte, toglietevi tutti i gradi e le medaglie. Venite, assaporate la libertà con noi’.  E questo è tutto. (Nadezhda Tolokonnikova)

Il verdetto lo conoscete: 2 anni di lavori forzati. 
Grazie al blog di Christian Raimo per la traduzione.

Queste dichiarazioni, stranamente sorvolate dalla stampa, sono state riportate da numerosi blog. Riteniamo molto importante inserirle anche nel nostro archivio e che abbiano la massima diffusione.

3 commenti:

  1. nb • ai commenti a questo post, che riporta le dichiarazioni di Maria al processo:

    http://laretedellereti.blogspot.it/2012/08/pussy-contro-putin-parla-maria.html

    trovate una discussione sulle posizioni delle Pussy Riot e sul loro ruolo politico

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