lunedì 24 settembre 2012

Sulle campagne di prevenzione del cancro al seno: cosa non ci piace e proposte in controcorrente

La proposta è del blog "Amazzone Furiosa", furiosamente impegnato nell'informazione che ruota attorno ai problemi correlati al cancro al seno: solidarietà e prevenzione, ma anche manipolazione e sfruttamento commerciale; lotte per la salute, partecipazione delle donne, condivisione di esperienze eccetera. Scrive Grazia: "anche quest'anno la LILT (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori) lancerà, con il mese di ottobre, la campagna Nastro Rosa per la lotta cancro al seno. Il 27 settembre la campagna verrà presentata a Roma, presso la Sala del Tempio di Adriano (Piazza di Pietra), e penso che in questa occasione dovremmo esprimere il nostro dissenso. E perché? Vi invito a leggere il comunicato stampa della LILT per farvi un'idea dello stile pubblicitario e delle cifre che muove la manifestazione. Il retromessaggio sembra essere: 'fatevi belle e fate shopping o vi viene il cancro'". 
Oppure: facendo shopping prevenite il cancro al seno. Il cancro al seno si previene con lo shopping.. eccetera; e via miliardi di festose promozioni che vendono, insieme al prodotto, la rimozione del problema. E si. Perché la prevenzione vera del tumore al seno è qualcosa di molto diverso e molto di più, e una comunicazione che sorvola sugli altri obiettivi di certe campagne non è veritiera. Amazzone Furiosa chiede di dire basta a questo tipo di business della solidarietà: "è necessario opporsi all'approccio verso le malattie come macchine per fare soldi. Il cancro al seno non è - non deve essere - un business, e un'organizzazione importante come la LILT dovrebbe prendere le distanze da questo genere di messaggi".
Grazie a chi darà una mano, dunque, a diffondere un messaggio alternativo. Rilanciate la notizia per favore. Chi fosse interessata a partecipare a un'azione il 27 settembre, un flashmob per esempio, o proporrebbe altre iniziative, può mettersi in contatto con questa pagina fb.

2 commenti:

  1. Non so..le malattie non dovrebbero diventare business ma queste iniziative non mi sembrano peggiori di un derby del cuore o di un concerto di beneficienza, certo bisognerebbe controllare dove vanno davvero a finire i soldi e che i prodotti delle aziende non siano cancerogeni.
    Non voglio certo impedire ai privati di organizzare queste iniziative, ma credo che il finanziamento alla ricerca contro il cancro debba essere in maggioranza pubblico

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