lunedì 30 gennaio 2012

Parla Lidia Castellani

Per chi suona la campana? Cominciamo col dire chi siamo, così ci sarà più facile capire chi vogliamo essere 
IO SONO.. Lidia Castellani, germanista e scrittrice, fondatrice del gruppo FB ‘Le nostre figlie non sono in vendita’, nato in un giorno di assoluta disperazione, quando i giornali riportavano le battute dei genitori delle ‘olgettine’ escluse, e sembrava che tutta l’Italia fosse pronta a vendersi al Satrapo.

Sono ‘Persona Libro dell’Associazione Donne di carta’, ideatrice dell’Osservatorio sul senso e la dignità delle parole, del quale vorrei tanto parlarvi ma non c’è tempo. Ma sono anche ‘Donne e informazione’ e potrei continuare.. non per mettermi sul petto delle medaglie che si sbriciolano da sole ma per dire che ai tempi di internet innalzare steccati di appartenenza è impossibile, è come mettere dei confini all’acqua. 

Per questo siamo qui, per dire che al di là delle sacrosante appartenenze, al di là delle idee e delle opinioni, esiste un luogo dove noi possiamo incontrarci e questo luogo oggi è qui. Questo è il nostro approccio alla Rete delle Reti, quindi per sgombrare subito il campo da inutili polemiche, relative alla questione snoq-non snoq, ci tengo a precisare che ognuna è libera di essere snoq o di non essere snoq, come ognuna è libera di essere iscritta a un partito, a un’associazione, a un blog, o di non esserlo. Se oggi siamo qui è perché da qui intendiamo ripartire concretamente con un manifesto operativo condiviso dalla maggior parte di noi che abbia la forza di suonare come un campana d’allarme dentro le teste di una classe politica che ci rappresenta sempre meno, e che dobbiamo costringere a fare i conti con noi, in che modo? Unendoci in una rete che ci comprenda tutte, ma non necessariamente per tutto.

La consapevolezza che la nostra forza è quello che ci unisce, e la nostra debolezza è quello che ci divide, come si legge nel nostro manifesto, purtroppo non basta per mettersi d’accordo. La storia delle donne, recente e remota, sta lÏ a dimostrarlo: è più facile dividersi che unirsi. Cosa ci fa sperare allora di poter riuscire noi oggi dove prima di noi cosÏ tanti hanno fallito? Siamo forse più ganzi degli altri, come si dice in Toscana? Con quale speranza possiamo tentare il miracolo di riuscire a mettere sotto un documento condiviso i nomi di tante donne appartenenti a sigle e realtà associative diverse quando per ogni minima discussione su Fb ci sfianchiamo perfino tra due o tre amiche?

La novità della nostra proposta sta nel metodo. E qui vi chiedo attenzione. Il metodo che proponiamo è questo: trovarsi d’accordo su un punto, anche soltanto su un punto, e rivendicarlo con tutta la forza che soltanto insieme possiamo avere. Un punto solo, per partire. Proviamo con due? Sarebbe già molto. Con tre? Un miracolo.
Ma come diceva un proverbio cinese, meglio accendere una piccola luce che insistere a maledire il buio. Per troppi anni la politica italiana Ë stata immersa nel buio, fino a quando, e qui dobbiamo ringraziare snoq, abbiamo capito che soltanto le donne avrebbero potuto accendere quella luce.

Per concludere in concretezza, sottopongo alla discussione comune quelli che per me sono due punti fondamentali. Il primo punto per cosÏ dire è nell’aria:
1)   50-50, chiediamolo con forza alle prossime elezioni. Poniamolo come condizione: su ogni lista vogliamo leggere tanti nomi di uomini quanti di donne. Quei partiti che non lo fanno, non avranno il nostro voto. Fine della discussione. Non c’è tempo da perdere. E qui arrivo al secondo punto, che mi sta particolarmente a cuore. Mi piacerebbe che in quella lettera della Rete delle donne ai partiti, al momento delle elezioni, ci fosse scritta anche la nostra assoluta
2)   Indisponibilità a votare candidati indagati e/o condannati per un certo tipo di reati (penso alla corruzione).
Ma in un Paese dove la giustizia funziona con tempi biblici, e perfino l’aver partecipato a una manifestazione non autorizzata può portare a una condanna, dobbiamo stare attenti. Dobbiamo fare pressione per migliorare la qualità della rappresentanza politica, sia maschile che femminile, sostenendo quei candidati che accettano di pubblicare la loro situazione giudiziaria, il loro percorso politico, i loro incarichi aziendali o pubblici, e la loro posizione patrimoniale. 
Come fare? Siamo giornaliste, siamo internaute. Scriveremo una lettera a tutti i partiti a nome della Rete delle donne dicendo che vogliamo i profili e le biografie dei loro candidati, per pubblicarli sul nostro sito e sottoporli a una valutazione libera e aperta. I candidati che si nascondono, non avranno il nostro voto.
Ovviamente queste sono proposte perfettibili, discutibili, per questo invito chi vuole lavorarci a darmi la sua disponibilit‡, faremo un gruppo ad-hoc, e poi sottoporremo il risultato del nostro lavoro al resto della Rete. Ma per un attimo pensatele applicate alle prossime elezioni politiche, rappresentanza al 50/50 e vita dura per i corrotti. Questo significa accendere la luce invece di continuare a maledire il buio della nostra politica, e l’avremo accesa creando questo luogo, la Rete delle donne, che è di tutte, al di là delle singole appartenenze.

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